Bitcoin è una valuta digitale creata nel 2009 in risposta alla crisi economica da uno o più informatici sotto il misterioso pseudonimo di Satoshi Nakamoto. 

E’ stata progettata per essere una moneta indipendente dalle banche e immune all’inflazione. 

Diversamente dalle valute tradizionali, come l’euro o il dollaro, il Bitcoin si basa fondamentalmente  su due principi:

    1. è gestito da un network di nodi, cioè di computer, che creano una rete distribuita peer-to-peer;
    2. usa la crittografia per validare e rendere sicure le transazioni.

Nakamoto ha scelto di coniare 21 milioni di bitcoin, con l’idea che la scarsa disponibilità ne avrebbe accresciuto progressivamente il valore. Per ora sono stati minati 18 milioni di bitcoin.

Quanto vale bitcoin? 

Come per la maggior parte delle criptomonete, il valore di bitcoin è determinato dalla domanda e dall’offerta.

Cosa vuol dire?

Significa che il suo valore non è stato deciso nel momento della sua creazione, né risente dell’inflazione, dell’economia di un determinato Stato, dalle scelte di un governo o dalle decisioni di una banca centrale. Dipende da quante persone lo comprano e lo usano. Come qualsiasi oggetto di valore, più persone sono disposte a comprarlo, più il suo costo aumenta. 

Se domani decidessimo tutti di comprare bitcoin, il suo valore schizzerebbe alle stelle. Al contrario, se tutte le persone che possiedono bitcoin provassero a venderlo, il suo prezzo crollerebbe. 

Trattandosi di una moneta indipendente e sovranazionale, chiunque nel mondo può decidere di comprarla. E’ evidente che il mercato che sta creando è decisamente più interessante, perché può diventare concretamente una moneta globale, così come le altre criptomonete. Da Katmandu a New York, da Catania a Oslo le persone possono usare bitcoin e scambiarlo tra loro.

Che differenza c’è tra Bitcoin, bitcoin e BTC?

Con Bitcoin si indica generalmente la rete di nodi, quindi di server, connessi tra loro. 

La moneta, invece, è scritta con la “b” minuscola (bitcoin) e viene indicata con la sigla BTC sulle piattaforme exchange

A cosa serve bitcoin? 

Se pensiamo alla storia dell’uomo e delle monete, la criptovaluta è una forma di scambio ancora molto giovane. Dopotutto la prima criptovaluta, il bitcoin, è nata solo nel 2009.

Ciononostante, sono già nate delle aziende che offrono servizi di pagamento in criptovalute, così come esistono realtà commerciali che accettano pagamenti in bitcoin e altcoin

Con realtà come Coinbase e Wirex l’utente può disporre di una carta di credito crypto e pagare come come se stesse utilizzando una carta di credito normale. Ad esempio, nel momento in cui paghiamo alla cassa di un supermercato con la carta crypto, sul nostro wallet digitale verrà scalato l’equivalente in bitcoin (o altra criptovaluta che selezioniamo) dell’importo in euro che stiamo pagando, mentre il supermercato riceverà la somma in euro. È come se la carta di credito convertisse automaticamente i bitcoin nella somma in euro che dobbiamo pagare.

Le attività commerciali che hanno accettato o accettano criptomonete come forma di pagamento sono più rare, ma vi segnaliamo qualche esempio. 

Nel 2010 un ragazzo ha acquistato per 10.000 bitcoin due pizze del valore di 30 dollari in una cittadina della Florida. Nel 2019 un signore cinese ha comprato casa a Torino e l’agenzia immobiliare ha accettato bitcoin. Anche nel bar Mani al cielo, a Rovereto, si può pagare il caffè in bitcoin. 

Quindi cosa posso fare ora con bitcoin? 

Bitcoin nasce come moneta di scambio peer-to-peer su un sistema decentralizzato, cioè che non ha bisogno della supervisione di un ente centrale.  

Nei dieci anni della sua storia, bitcoin ha preso un’altra direzione, in risposta ad alcuni limiti imposti dalla tecnologia che ne è alla base. Nello specifico, le transazioni di bitcoin avvengono con troppa lentezza, escludendo a priori bitcoin come forma di pagamento nella vita quotidiana. Con il tempo si è trasformato perciò da mezzo di scambio a bene rifugio, cioè quel tipo di bene su cui le persone investono o ripongono i propri risparmi in un momento di contrazione economica. Il mercato ne ha quindi ridefinito la funzionalità al punto che bitcoin è chiamato anche Digital Gold

Bitcoin è diventato quindi uno strumento per fare anche speculazione finanziaria. 

Investire in criptovalute, e quindi fare speculazione finanziaria, è un po’ come giocare in borsa. Bisogna essere prudenti e conoscere gli strumenti. La volatilità dei prezzi, ovvero la loro oscillazione veloce e improvvisa, è sostanzialmente l’elemento che permette ai trader di ricavare dei margini di guadagno dal loro investimento. Ma allo stesso tempo, così come possono guadagnare molto, possono anche perdere tutto. 

Dedicheremo articoli e guide all’uso dell’exchange, lo strumento per eccellenza degli investimenti in criptovalute. In sostanza, è una piattaforma online dove comprare e vendere criptovalute. Per ora ci limitiamo a spiegarti il meccanismo. 

Oggi decido di comprare bitcoin. Poniamo che ne abbia acquistato 1 al prezzo di 7500€. 

Aspetto che si alzi il prezzo. Quando si alza ne vendo una parte o tutto ciò che ho investito, guadagnando la differenza. Può succedere che il prezzo non aumenti in modo significativo per molto tempo o che si abbassi (ad esempio a 5.000€). In questo secondo caso, se vendo, perdo la differenza. Per non perdere l’investimento posso tentare di tenere tutti i miei bitcoin e aspettare che si rialzi il prezzo, oppure decidere di vendere tutto perché il prezzo potrebbe ancora crollare.

E’ sempre importante considerare le criptovalute come una differenziazione del proprio portafoglio di investimento, dove queste vanno a costituire un investimento ad alto rischio. 

Perché si parla di rivoluzione Bitcoin? 

Appoggiarsi a una rete di migliaia di computer fa sì che l’intero sistema di scambi e transazioni possa avvenire senza un controllo centrale. 

La grande rivoluzione democratica portata da bitcoin è quindi nella tecnologia che ne sta alla base, la Blockchain. I computer connessi tra loro risolvono complicatissimi algoritmi per validare e consentire l’acquisto e la vendita di bitcoin, o lo scambio tra due utenti. In un certo senso, è come se si controllassero a vicenda, garantendo la trasparenza di ogni movimento. 

Se un nodo tenta di hackerare la rete per modificare, falsificare o manipolare i dati, viene immediatamente espulso. Un hacker può manomettere il sistema solo se riesce a prendere il controllo del 51% dei nodi facenti parte della rete. Trattandosi di migliaia di computer, è pressoché impossibile. 

La crittografia è il secondo elemento che rende la tecnologia Blockchain più sicura di qualsiasi altra infrastruttura. Tutti i dati sono crittografati, ciò significa che per riuscire a decifrare le informazioni e quindi modificarle, il nostro hacker avrebbe bisogno di un computer con una potenza di calcolo davvero impressionante. Per fortuna un computer così non esiste, e anche i migliori server del pianeta ci metterebbero decine di anni a decodificare un singolo dato.