Il Coronavirus ha sconvolto il mondo e le nostre vite: i mercati finanziari mondiali sono letteralmente crollati nelle ultime settimane, con la Borsa di New York che è addirittura tornata ai livelli precedenti l’insediamento di Trump alla Casa Bianca.

Il petrolio ha perso il 60% da inizio anno e persino l’oro, bene rifugio per eccellenza, sta accusando il colpo.

E Bitcoin? Anche la principale criptovaluta sembra essere stata colpita dall’effetto Coronavirus, perdendo addirittura il 25% nella sola giornata di Giovedì 12 e riportandosi su valori che non si vedevano da maggio 2019.

Bitcoin non avrebbe però dovuto comportarsi come safe haven, reagendo esattamente all’opposto rispetto ai mercati azionari tradizionali? Questo è l’interrogativo che tutti ci stiamo ponendo…

Cerchiamo di analizzare quanto successo.

“Studia il passato se vuoi prevedere il futuro”: la crisi del 2008

Sono sorpreso di vedere che il prezzo di Bitcoin sia diminuito in questa situazione, mi sarei aspettato l’esatto opposto.

Questo è sostanzialmente il pensiero della maggior parte di tutti gli operatori del settore crypto.

Se però analizziamo nel dettaglio quanto successo nel 2008 dopo il fallimento di Lehman Brothers, gli investitori ebbero immediatamente un disperato bisogno di liquidità e incominciarono a vendere tutti i loro asset finanziari, inclusi i cosiddetti beni rifugio. Lehman stessa si trovò costretta a liquidare tutte le sue posizioni, comprese quelle sui metalli preziosi.

Questo ci fa capire che nemmeno l’oro (bene rifugio per eccellenza) viene risparmiato dalle vendite nella prima ondata di “panico” di una crisi finanziaria.

Superata questa crisi iniziale, il suo prezzo (così come quello di tutti gli altri beni rifugio) tende solitamente a salire.

Il grafico mostra che dopo una iniziale discesa dovuta ad un’ondata di vendite per bisogno di liquidità, il prezzo dell’oro è salito dopo il fallimento di Lehman Brothers

Non essendo ancora stato inventato Bitcoin nel 2008, non possiamo ovviamente sapere come si sarebbe comportato. Ma avrebbe molto probabilmente subito la stessa sorte di tutti gli altri asset finanziari.

Giovedì 12 Marzo 2020: chi ha realmente venduto?

Questa sorte è toccata anche a Bitcoin nelle ultime settimane, all’inizio di questa nuova crisi.

Cerchiamo di analizzare quanto successo.

Chainalysis ci dice che la quantità media degli scambi compresa tra 0,1 e 10 bitcoin è quasi raddoppiata nei giorni che vanno dal 9 al 12 marzo. Questo fa capire che ci sia stato un significativo coinvolgimento dei piccoli investitori (cosiddetti investitori retail).

Ma il dato ancora più interessante è rappresentato da un incremento del 70% nello stesso arco temporale di operazioni comprese tra i 10 e 1.000 Bitcoin.

Il grafico ci mostra come sia cresciuto il numero degli scambi di Bitcoin nelle giornate del 12 e 13 marzo (fonte Chainalysis)

Questo tipo di transazioni non sono sicuramente state eseguite da investitori retail ma da operatori professionali che hanno contributo all’abbassamento del prezzo (generando il “panico” nei piccoli investitori che come visto hanno sostanzialmente contribuito al raddoppio del numero di operazioni).

Come si sono comportate invece le whale (i cosiddetti 1.600 investitori della prima ora che detengono circa un terzo dei Bitcoin)? Sempre Chainanalys ci dice che, nonostante la quantità scambiata nella settimana “nera” sia notevolmente sopra la media, nel complesso stiamo comunque parlando di un 5% dell’attuale supply totale di Bitcoin.

Ciò significa che i grossi hodler non hanno sostanzialmente fatto transazioni significative in questa fase di mercato.

Per riassumere, possiamo quindi affermare che il crash di mercato sia stato provocato inizialmente da grosse liquidazioni fatte da operatori professionali, alle quali si sono sommate le vendite di tutti quegli investitori retail che, vedendo il prezzo crollare e spinti dell’emotività, hanno iniziato a loro a volta a disfarsi di Bitcoin, alimentandone ulteriormente la discesa.

Quale futuro ci aspetta

Per provare a fare delle previsioni su cosa ci riserva il futuro di Bitcoin, occorre analizzare 3 aspetti.

Il primo aspetto riguarda la molto probabile svalutazione del dollaro americano dovuta a questa crisi che sta coinvolgendo e coinvolgerà sempre più l’economia globale. Gli investitori andranno alla ricerca di asset che garantiranno loro un hedge (protezione) da questo scenario: Bitcoin e oro potrebbero quindi essere i candidati ideali per ricoprire questo ruolo.

Il secondo è un aspetto tecnico insito nel protocollo bitcoin: a maggio 2020 ci sarà il nuovo halving, che rappresenterà un vero e proprio supply shock per Bitcoin, andando a dimezzare la ricompensa per i miner del 50% e portando il numero di Bitcoin “creati” giornalmente da 1.800 a 900.

Terzo aspetto, ma non ultimo per importanza, riguarda le varie operazioni di Quantitative Easing delle varie Banche Centrali che inonderanno i mercati con nuova liquidità (stime parlano di 5 trilioni di Dollari), generando un’inflazione senza precedenti.

Questi 3 aspetti combinati sembrano dare forza e slancio alla tesi che sostiene che Bitcoin potrà effettivamente sovraperformare tutte le altre asset class in questa nuova crisi che si sta prospettando all’orizzonte.

Come abbiamo visto, Bitcoin è già riuscito nell’impresa di essere il miglior investimento dell’ultimo decennio, garantendo una performance superiore rispetto a tutti gli altri asset finanziari: le condizioni affinché questo possa ripetersi ci sono tutte.