Bitcoin arriva in Banca? 

E’ una vera e propria corsa quella che sta affrontando il settore bancario. Nel 2019 l’esplosione del settore FinTech, cioè di operatori finanziari digitali, ha messo a dura prova l’appeal del sistema tradizionale. 

Realtà come Revolut hanno molto successo tra i millennials perché rappresentano un’alternativa più semplice, immediata e pratica rispetto alle comuni banche. Non è un caso che Revolut dia la possibilità di acquistare criptovalute come forma di investimento (anche se non garantisce la possibilità di trasferirli, come invece fa un exchange).

I millennials sono sicuramente uno degli obiettivi più importanti per le banche, perché rappresentano un’intera generazione su cui gradualmente perdono engagement. 

Un’indagine condotta dalla Deutsche Bank Research su 3.600 clienti in Cina, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti rivela che i millennials vedono un futuro dominato da una valuta puramente digitale. La maggioranza dei millennials crede che le criptovalute saranno un bene per l’economia e ha detto di aver già comprato e venduto almeno una criptovaluta, sostenendo che sia un investimento più interessante rispetto a un’azione di Netflix, nonostante il rendimento delle azioni dell’azienda abbia raggiunto negli ultimi 10 anni un +4,177%

 

Il futuro

Più di un terzo dei millennials crede che le criptovalute stiano già sostituendo il denaro contante. Il 2020 sarà quindi l’anno in cui Bitcoin e le criptovalute diventeranno un’opzione di investimento anche per gli operatori finanziari tradizionali, ottenendo così un riconoscimento globale? 

 

Le nazioni costruiscono una regolamentazione 

I governi e gli enti regolatori si stanno muovendo per disegnare in breve tempo una regolamentazione del settore crypto. Facciamo un rapido giro del mondo e vediamo cosa è successo nel 2019: 

 

  • In Europa è stato introdotto il 5AMLD, la quinta direttiva europea antiriciclaggio. Tutte le piattaforme per l’acquisto e la vendita di criptovalute devono registrarsi presso le autorità nazionali di regolamentazione finanziaria. Young Platform si è già adeguata alla normativa. 
  • Le stablecoin sono sotto i riflettori delle nazioni del G7, il che significa che nel 2020 potrebbero uscire linee guida o leggi per regolamentarle. 
  • Il Giappone ha approvato un disegno di legge sulle criptovalute che va a rafforzare gli attuali provvedimenti in vigore. Il Giappone è stato il primo paese al mondo a emanare una legge che definisce la valuta virtuale come “termine legale” e dal 2015 richiede agli exchange di registrarsi come Fornitori di Servizi Exchange per poter operare sul territorio nazionale nel rispetto delle normative antiriciclaggio e antiterrorismo.  
  • La Cina sta investendo enormi capitali per sperimentare l’applicabilità della tecnologia Blockchain. Il governo, senza un annuncio formale, ha dichiarato inoltre di voler lanciare una moneta virtuale nazionale con la People’s Bank of China (PBoC). Se questo si concretizzerà come previsto, la Cina sarà la prima superpotenza economica ad avere una valuta digitale proprietaria. Ciò spingerà gli altri Paesi a creare le proprie valute digitali. Una moneta digitale emessa dal governo cinese potrebbe diventare uno strumento politico ed economico molto potente.
  • La Reserve Bank of India ha bandito qualsiasi attività con le criptovalute e imposto di interrompere ogni tipo di rapporto commerciale con le aziende del settore. 
  • La Securities Commission della Malesia ha approvato 3 società per la creazione e la gestione di una borsa di criptovalute su territorio nazionale.
  • Anche la South African Reserve Bank (SARB) ha impedito qualsiasi attività inerente alle criptovalute. 

 

Se da una parte alcuni Paesi con un’industria bancaria storicamente forte stanno prendendo in considerazione le criptovalute, dall’altra l’Asia sembra muoversi più in fretta. La questione, perciò, è quale paese trarrà vantaggio dall’essere il primo ad ottenere le licenze e a costruire partnership con soggetti quali applicazioni di pagamento mobile (Alipay, WeChat Pay, Apple Pay, Google Pay), fornitori di carte di credito e rivenditori in tutto il mondo (Alibaba, Amazon, Walmart).

Supponendo quindi che i governi sostengano le criptovalute, si stabilizzino i mercati, e i consumatori e i commercianti possano ottenere un valore aggiunto utilizzando queste nuove valute, allora l’aumento dei tassi di adozione porterà velocemente a un utilizzo delle crypto vicino a quello delle valute tradizionali. Siamo ancora agli albori del cambiamento, ma se le tendenze attuali continueranno, entro il 2030 potrebbero esserci duecento milioni di utenti di con Wallet su Blockchain. 

 

Nuovi metodi di investimento in progetti crypto

Il 2017 è stato l’anno delle ICO. Un’ICO (Initial Coin Offering) è un’offerta di vendita al pubblico nel mondo delle criptovalute.

Quando un progetto vuole lanciare la propria criptovaluta, può aprire un ICO per attrarre investitori al proprio ecosistema. Le aziende sono state in grado di raccogliere milioni di dollari in pochi giorni grazie alle ICO: nel 2017 hanno raccolto un totale di 5,6 miliardi di dollari. 

Il successo di questa formula di finanziamento tuttavia sembra al tramonto.

Una nuova declinazione di questo modello è l’IEO, acronimo che sta per Initial Exchange Offering, un evento di raccolta fondi che viene amministrato da un exchange di criptovalute. A differenza dell’Initial Coin Offering (ICO), dove il team del progetto conduce la raccolta fondi, in un’Initial Exchange Offering la raccolta è condotta da un exchange noto, dove gli utenti possono acquistare token con fondi direttamente dal proprio wallet. 

Per un utente è facile partecipare a un IEO: ha solo bisogno di un account sull’exchange, di alcuni fondi caricati sul proprio account e completare l’investimento. 

L’exchange che ospita la raccolta seleziona meticolosamente i progetti, garantendone così l’affidabilità. La piattaforma, infatti, punta sul successo della raccolta e del progetto, mettendo in gioco la propria reputazione. 

Per un progetto che cerca di raccogliere fondi, invece, una IEO è vantaggiosa perché offre la promessa di una userbase immediata e, a seconda delle dimensioni del pubblico dell’exchange, riduce il carico di lavoro attorno alla promozione della raccolta fondi, permettendo al team del progetto di concentrarsi solo sullo sviluppo del prodotto. 

 

Il futuro

Il 2019 è stato l’anno delle IEO e ora sembra che il nuovo acronimo candidato per il 2020 sia IDO. IDO sta per “Initial DEX Offering”, che funzionerebbe come un IEO, ma su Exchange Decentralizzati. Per intenderci, gli Exchange Decentralizzati sono piattaforme di trading avanzate in cui i fondi degli utenti non sono affidati a terzi per la custodia. Sono molto meno comuni degli exchange centralizzati.